Filaria e Leishmania, le zanzare non sono tutte uguali

Filaria e Leishmania, le zanzare non sono tutte uguali

La filaria e la leishmania sono due parassiti spesso confusi tra loro perché entrambi trasmessi dalla zanzara, ma sono molto diversi e non sono distribuiti in modo uniforme in tutta Italia.

La zanzara è considerato l’animale più letale del mondo per l’uomo ed è anche il vettore della filariosi e della leishmaniosi, due malattie pericolose per i cani. Ma le zanzare non sono tutte uguali!

Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

La leishmania necessita di un solo tipo di zanzara, il pappataceo o flebotomo (Genere Phlebotomus, in Italia soprattutto Phlebotomus perniciosus) attivo prevalentemente dal tramonto all’alba; la filaria può essere invece trasmessa dalla maggior parte delle zanzare (famiglia delle Culicidae con oltre 3000 specie in tutto il mondo), quindi attive sia di giorno (come la zanzara tigre) che di notte.

La zanzara è un vettore biologico ma anche un ospite intermedio, poiché entrambi i parassiti subiscono delle modificazioni all’interno della zanzara stessa. In pratica evolvono per diventare la forma infestante per il cane e quindi necessitano della zanzara per diffondersi. Il vostro cane non si può infestare con il solo contatto del sangue di un altro cane malato di filariosi o di leishmaniosi.

Sicuramente è necessario un cane malato per iniziare il ciclo, quindi in un mondo ideale in cui tutti i cani sono sani, anche se ci fossero le zanzare queste due malattie non esisterebbero!

A questo punto la domanda sorge spontanea: da cosa e come proteggo il mio cane?

Visto che sono due malattie molto diverse esaminiamole singolarmente.

La dirofilariosi (chiamata comunemente filaria) è una malattia parassitaria sostenuta da nematodi appartenenti al genere Dirofilaria (quindi si tratta di un vero e proprio “verme”).

In Italia esistono due tipi di dirofilaria:

  • Dirofilaria repens: si localizza solitamente a livello cutaneo creando noduli, raramente può essere infestato anche l’uomo;
  • Dirofilaria immitis: in cui i parassiti adulti (lunghi da 10 a 30 cm) si localizzano nel ventricolo destro del cuore e nelle arterie polmonari.

Il ciclo biologico della Dirofilaria Immitis comincia se nel cuore del cane sono presenti parassiti adulti di sesso opposto. In questo caso vengono prodotte delle uova che schiudono all’interno del parassita e quindi la femmina espelle direttamente le microfilarie (perché sono lunghe circa 300 micrometri).

Le microfilarie vengono riversate nel circolo sanguigno e se una zanzare punge il cane, con il sangue ingurgita anche le microfilarie. A questo punto nella zanzara la microfilaria evolve in larva di tipo L1, poi L2 ed infine L3, la forma infestante. Questa evoluzione necessita da 10 a 30 giorni, in base alla temperatura ambientale.

Trascorso il tempo necessario all’evoluzione in L3, se la zanzara punge un altro cane può trasmettere la filaria. In 4-6 mesi le larve L3 migrano ed evolvono diventando parassiti adulti nel cuore destro del cane e nelle arterie polmonari.

È a questo punto che la filaria comincia a creare problemi nel cane: sia di tipo fisico, legato all’azione traumatica ed ostruttiva all’interno del cuore; sia immunitario, come conseguenza dell’interazione tra le difese dell’organismo ed il parassita stesso.

I sintomi che un proprietario può notare sono legati soprattutto all’insufficienza cardiaca che si sviluppa con tempistiche e gravità differenti, legati anche al numero di parassiti presenti. Quindi potremmo avere dimagrimento, stanchezza, crisi respiratorie e nei casi più gravi anche perdite di conoscenza. Di solito i sintomi si aggravano sotto sforzo.

Più precocemente si diagnostica la presenza di filariosi, meno tempo ha il parassita per causare danni permanenti. Esistono diversi esami per fare diagnosi, scelti in base alla storia del vostro cane, ma il più comune e veloce può essere fatto direttamente dal vostro veterinario di fiducia con il prelievo di una goccia di sangue.

La terapia si basa sull’utilizzo di un farmaco per uccidere gli esemplari adulti di filaria, ma deve essere eseguita sotto stretto controllo veterinario.

Ma prevenire è meglio che curare!

Non esistono ancora vaccinazioni in grado di proteggere il nostro animale, quindi la profilassi utilizza prodotti in grado di uccidere le larve di tipo L3 ed L4 prima che evolvano, e questo succede dopo circa 50 giorni da quando è stata inoculata la forma L3 nell’ospite.

Negli anni sono stati creati diversi principi attivi in grado di prevenire la filariosi ed ideate molteplici forme farmacologiche (pastiglie, fialette spot-on e prodotti iniettabili).

La leishmaniosi è una malattia parassitaria sostenuta da protozoi (quindi è un parassita unicellulare) del genere Leishmania (in Italia Leishmania Infantum), che colpisce il cane e l’uomo, quindi è una zoonosi.

Il ciclo biologico della Leishmania comincia quando il flebotomo assume sangue da un cane infetto, assorbendo anche gli amastigoti (forme non infettanti di Leishmania). Nel flebotomo si hanno una serie di modificazioni morfologiche del protozoo che lo portano a trasformarsi nella forma flagellata promastigote (la forma infettante di Leishmania). A questo punto se il flebotomo inocula nel sottocute di un cane le forme infettanti di Leishmania si ha il passaggio della malattia.

Il protozoo viene subito attaccato dai macrofagi che inglobano il parassita. Si ha un’elevata produzione di anticorpi che però non sono protettivi, anzi essi stessi possono causare effetti collaterali.

Lo svilupparsi o meno della malattia dipende da fattori genetici, presenza di altre patologie, tipologia ed efficienza della risposta immunitaria e dalla virulenza del parassita.

A questo punto si possono avere 3 possibili situazioni:

  • il cane è resistente: il suo sistema immunitario è in grado di eliminare la Leishmania;
  • il cane è sensibile e sviluppa la malattia: nei macrofagi la Leishmania si replica diffondendosi in varie parti dell’organismo e sviluppando la malattia;
  • il cane è sensibile, si infetta ma non sviluppa la malattia: quindi la Leishmania è presente nel corpo del cane ma in forma quiescente. Potrebbe o meno cominciare un’attiva di proliferazione con sviluppo della malattia.

I sintomi rilevabili dal proprietario sono molto diversi e si possono manifestare da alcuni mesi ad anni dopo l’avvenuta infezione. Quindi si può andare da un’assenza di segni ad una sintomatologia grave, con la presenza di uno o più sintomi, come l’ingrossamento dei linfonodi, la perdita di peso, la depressione sensoriale, la perdita di sangue dal naso, una dermatite di vario genere (dalla perdita di pelo a delle vere e proprie ulcere), la zoppia, un’alterazione nella produzione di urina o una patologia oculare.

La diagnosi di leishmaniosi può essere ottenuta evidenziando il parassita o  gli anticorpi prodotti  dall’organismo nei confronti dello stesso. Viste le possibili condizioni in cui si può trovare un cane sensibile è importante differenziare tra:

  • infezione: la sola presenza della Leishmania o degli anticorpi contro di essa in assenza di sintomi;
  • malattia: identificazione del protozoo in presenza di sintomi riferibili ad esso.

La terapia della leishmaniosi è complessa quanto la malattia. Esistono molteplici protocolli e molecole, ma solo dopo aver inquadrato clinicamente e studiato un cane affetto da leishmaniosi, il veterinario potrà decidere se e come trattarlo, e la relativa prognosi. I risultati delle terapia possono essere diversi, per esempio possiamo avere miglioramenti dal punto di vista della sintomatologia ma non riuscire ad eliminare il parassita.

Bisogna inoltre ricordare che la terapia antiparassitaria non basterà a ripristinare gli eventuali danni organici prodotti dal protozoo. Per esempio se la Leishmania ha causato danni al rene instaurando un’insufficienza renale, contemporaneamente alla terapia contro il protozoo, bisognerà adottare una terapia per l’insufficienza renale.

La ricerca sta facendo passi da gigante ma, ad oggi, la protezione al 100% non esiste. Sono presenti in commercio diversi principi attivi ed un vaccino in grado di diminuire la possibilità di infezione, ma non di annullarla.

Il punto fondamentale, per ora, è evitare che il vostro cane venga punto dal flebotomo (per esempio usando prodotti repellenti o proteggendolo dal tramonto all’alba dietro ad una zanzariera), quindi ancora una volta è necessaria la prevenzione.

Il modo migliore per sapere da cosa dovete proteggere il vostro cane e come, è rivolgersi al proprio veterinario di fiducia. Solo lui può consigliarvi il prodotto più indicato per il vostro cane, vista la situazione epidemiologica delle zone che frequentate, lo stile di vita del pet ma soprattutto le sensibilità individuali ai diversi prodotti.

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